MAURIZIO FERRANDINI
LA MORTE DEL DISCO (EAST ROCK 2011)
di Massimo di Quirico
La morte del disco
Il disco è morto, viva il disco! Da tempo si va recitando il de profundis al capezzale del cd, destinato al decesso per soffocamento, oppresso dalla massiccia proliferazione dei file audio (mp3 in testa) e dalla loro diffusione via web.
I negozi di dischi, paradiso perduto di noi appassionati, sono ormai più rari del rinoceronte bianco e quei pochi che resistono lo fanno più per la commovente passione del titolare che per un profitto insignificante.
E’ indubbio che i file audio abbiano rivoluzionato il modo di fruire la musica, rendendo molto più facile ascoltare cose che un tempo si sarebbero potute avere solo con enorme difficoltà, e internet è una comoda opportunità offerta ai cantanti per far conoscere le proprie cose. Questa è un cosa buona, anzi ottima.
Ma il rovescio della medaglia di questa rivoluzione presenta i suoi lati negativi.
Innanzitutto la crisi di vendite, cui accenna Maurizio nella title track dell’album. Qui si potrebbe riaprire l’annoso dibattito sul download illegale e sulle ripercussioni sull’industria musicale e sugli artisti, ma non è questa la sede opportuna né è nostra intenzione.
Ci preme invece soffermarci su altre conseguenze negative della diffusione capillare dei file audio. Prima di tutto, avendo più cose da ascoltare, lo si fa con meno attenzione, spesso direttamente dal pc o dal web, ovviamente relegando l’ascolto a mero sottofondo musicale di altre attività, come chattare o navigare. Che nostalgia per i tempi in cui si acquistava un vinile (altro supporto considerato estinto da tempo, ma che dà ancora segni di vita), si andava a casa, si metteva sul piatto e si ascoltavano le canzoni seduti sul divano, leggendo i testi e le note di copertina. Già, perché oltre alla distrazione dell’ascolto c’è anche indifferenza verso coloro che hanno dato vita alla canzone: chi ha scritto il testo, chi la musica, chi ha suonato… c’è chi ascolta musica ignorando persino chi sia il cantante del pezzo che ha scaricato, magari per sbaglio. Prima dell’avvento di internet avevamo meno cose da ascoltare, ma lo facevamo con maggiore attenzione e passione.
Non ultimo, consideriamo che la qualità tecnica del file audio, anche se massima, non è mai paragonabile a quella del cd. Ma non so quanto le orecchie di certi pseudo-musicofili siano in grado di percepire certe sottigliezze.
L’album
Ci siamo un po’ dilungati in questo preambolo, ma riteniamo che il tema cantato da Ferrandini stia a cuore a tutti i veri appassionati. E veniamo finalmente a questo dis… pardon, a questo album, il nuovo lavoro di Maurizio Ferrandini.
Già, perché constatato il decesso del supporto fisico, il cantautore sanremese offre la sua opera non più su cd ma in download dal sito ufficiale www.maurizioferrandini.it, attraverso un link segreto che verrà comunicato a seguito di una libera offerta. Così va la musica ai tempi di internet.
Ma a prescindere dal supporto, su una cosa non ci sono dubbi: siamo di fronte a un gran bell’album. Ferrandini non delude le aspettative, e ci dimostra ancora una volta che nessuna delle sue canzoni nasce per caso, ma nasconde dietro un lavoro e un impegno che nascono dalla sua grande passione per la musica.
L’album suona un po’ più rock rispetto al precedente “Fiori da sfiorare”, risalente a tre anni addietro, dove pure non mancavano pezzi aggressivi (si pensi alla splendida “Cosa c’entri col rock?” ) . Ed è rock d’autore. Una volta di più ci sorprende la perfezione dei suoni e degli arrangiamenti, per un disco curato interamente, come per i dischi precedenti, da una sola persona. Testi, musiche, arrangiamenti: tutto sulle spalle del poliedrico artista.
Prestando uno sguardo d’insieme ai testi, ci rendiamo conto che “La morte del disco” è uno degli album più “impegnati” della discografia di Ferrandini, in cui non si risparmiano frecciate velenose né coraggiosi attacchi frontali agli aspetti più deteriori della nostra società.
La copertina dell’album (scaricabile gratuitamente come immagine così come gli interni ben curati del libretto, con i testi delle canzoni) mostra in modo truce il volto di Maurizio mascherato con un teschio.
Le canzoni
L’album consta di tredici brani, alcuni dei quali pubblicati in precedenza come singoli sul web, ma riveduti e rimasterizzati per l’occasione.
Il pezzo di apertura che dà il titolo all’album, “La morte del disco”, affronta le tematiche già ampiamente discusse fin qui. Maurizio denuncia con amara ironia la mercificazione del prodotto cd, relegato fra gli scaffali dei supermarket, in offerta speciale assieme al dentifricio e alla verdura, ma poco attraente:
“ho tante cose che devo comprare ma la musica si può scaricare”.
Oggi bastano pochi click su internet per avere musica in abbondanza. La quantità è più importante della qualità: l’odierno consumatore di musica non ha il palato troppo fino: “il mio cliente non ha pretese, vomita”
A mitigare l’amarezza che il testo ci fa nascere nel cuore, ci pensano il ritmo indiavolato del brano, un’orazione funebre celebrata a tempo di rock, e il sontuoso pezzo successivo, “Può solo andare meglio”, che ci regala un’infusione di ottimismo, un invito a non lasciarsi andare dopo aver toccato il fondo, ma a reagire con forza perché “le cose devono cambiare, può solo andare meglio”. E’ questo un pezzo tipicamente ferrandiniano o forse dovremmo dire discostante, usando un termine coniato dallo stesso Maurizio e ormai divenuto il suo segno distintivo. In questa canzone l’autore manifesta l’insofferenza per tutto ciò che è etichetta, convenzione, compromesso. Un uomo e un artista fuori dagli schemi.
“Cosa vorresti indietro ?” è il momento più alto dell’album. Chi non ha mai sognato almeno una volta di poter riavvolgere il nastro del tempo passato per cambiare una decisione presa, un episodio, un momento della sua vita, o poter rivedere una persona amata, una casa, un posto che non ci sono più ?
Il tema è affascinante e Ferrandini lo svolge mirabilmente, suscitando nell’ascoltatore struggenti e malinconiche nostalgie proustiane, immagini, momenti, emozioni ripescate nell’archivio dei ricordi di un’età perduta per sempre.
“Cosa vorresti indietro se tu fossi stato una farfalla
Il tuo ultimo giorno da bruco oppure il primo da regina gialla?
Cosa vorresti indietro se fossi solo dentro a una stanza
I tuoi giocattoli da bambino oppure avere una donna vicino?”
Continuando l’ascolto nell’ordine sequenziale della playlist, ci imbattiamo in una bella canzone, dolce e romantica, “Il bisogno di te”. L’uomo si scopre fragile, lui e non la donna è il sesso debole, e confessa senza timori e senza ipocrisie la propria dipendenza da lei. Si pensi a quanto questo strida con lo stereotipo di uomo macho che ci viene proposto dalla tv. Un uomo onesto e intelligente non si lascia plagiare dai modelli e non ha vergogna ad ammettere di non poter fare a meno della donna amata, abbandonandosi a un impulso irrazionale:
“il bisogno di te che la fa da padrone e non ha una stagione e non sente ragione
Il bisogno animale di stare con te”.
Questa non è l’unica canzone d’amore dell’album. La tematica, come si conviene a Ferrandini, è sempre affrontata in maniera originale, squisitamente poetica e senza mai cadere nel banale o nel melenso, rischio sempre in agguato quando si affrontano le questioni di cuore.
Gli altri due episodi sono “L’amore è un’altra cosa”, che racconta poeticamente lo stato d’animo distrutto dalla fine di una storia, e l’intensa “Esci dall’acqua”, uno dei pezzi più riusciti di questo lavoro. La canzone invita a godere del presente, ad abbandonarsi al sogno quando si può e finché si può, hic et nunc:
“Esci dall’acqua esci dall’acqua amore mio prima che sia davvero troppo tardi
e tu corra il rischio di non trasformarti
esci dall’acqua amore per chi ti vuole in un’altra dimensione
un sogno a volte dura poche ore e poi non torna più.”
“Chi non mente mente” è un attacco ironico alle mode e ai simboli più deteriori della nostra società: la tv, il botox, le droghe, i “fenomeni” del pop. Anche questo è un brano che “tira” in modo pazzesco, e il ritornello continua a mulinare in testa dopo l’ascolto.
La sequenza della playlist ci porta a “Sono un mostro”, in cui Maurizio ribadisce la propria natura di uomo contro, scomodo, discostante, incapace di vendersi, di scendere a compromessi, di omologarsi agli schemi in cui il Potere lo vorrebbe inquadrare:
“per il nostro stato sono un imprevisto, una creatura da cancellare”.
La stratocaster di Ferrandini dà il meglio di sé nell’aggressiva “Sposa una rockstar”, ma la palma del brano più “arrabbiato”, sia nella musica che nel testo, spetta a “Stanco di subire”, in cui Maurizio si scaglia a testa bassa e con violenza contro il sistema delle raccomandazioni, la corruzione, le droghe, la violenza, la pedofilia, gli scandali sessuali. Solo Maurizio e pochi altri hanno l’ardire di scrivere pezzi così coraggiosi. Anche per questo lo amiamo. Chi conosce l’opera di Ferrandini coglierà una serie di autocitazioni di suoi brani di repertorio nella parte finale della canzone.
Con un ritmo più lento, ma con la medesima irriverente audacia ecco “Pornomovimento”, un altro brano che con sottile e velenosa ironia prende di mira gli scandali sessuali che la cronaca ha portato alla ribalta. Maurizio non fa sconti a nessuno: ci sono dentro un giudice, un ministro, un presidente, il vaticano.
Il rischio contro cui Ferrandini ci mette in guardia è di lasciarsi fagocitare dal sistema, assuefarsi allo stato delle cose fino a non sorprendersi più di niente e accettare per normale ciò che invece dobbiamo continuare a considerare inaudito.
Siamo quasi giunti al termine di questa ora in compagnia della voce e delle chitarre di Maurizio, ma la playlist ci riserva altri due pezzi da novanta. “Non si finisce” è un brano che lascia il segno già al primo ascolto. Nonostante le difficoltà, le diffidenze, l’ostilità che ci circondano, nonostante l’aria che respiriamo sia appestata dal tanfo nauseabondo dell’ipocrisia, la nemica numero uno, nonostante tutto e tutti:
“non si finisce di amare, non si finisce di sognare…
non si finisce mai di accrescere l’impero
perché sei re se ami davvero”
E ci auguriamo che non finisca mai l’entusiasmo e la passione che Maurizio riversa nelle sue canzoni.
Dopo questo nuovo e graditissimo segnale di ottimismo, l’album si chiude con il cameo de “L’ultimo fiore”, un gioiello breve ma intenso e toccante, un omaggio alle persone amate che ci hanno lasciato. Solo adesso la chitarra elettrica tace rispettosamente a sottolineare la sacralità del momento.
I video
Un discorso a parte va fatto per i videoclip. Già, perché Maurizio con le sue poliedriche doti artistiche dimostra di saperci fare, e non poco, nel produrre video musicali dei suoi pezzi, che si possono gustare sul suo canale youtube
La qualità di questi video è altamente professionale, paragonabile a quelli di cantanti di fama internazionale che passano abitualmente sulle tv specializzate.
Lo chef consiglia “Cosa vorresti indietro?”. Il video è all’altezza del valore della canzone.
Pensieri discostanti
Ferrandini offre in regalo, in download gratuito dal sito ufficiale www.maurizioferrandini.it, un gadget letterario associato al progetto dell’album: il libro di scritti (rigorosamente suoi) “Pensieri discostanti”.
Sono circa cinquanta pagine divise in sei sezioni. Alcuni scritti sono più aggressivi, altri più dolci, alcuni più prosastici, altri più poetici. Ma del resto le canzoni di Ferrandini non sono già delle poesie?
Anche il libro è fornito nel volatile formato digitale, per la precisione in pdf. Come dire, per gettare benzina sul fuoco, o meglio terra sulla bara, dopo il funerale del supporto audio officiamo anche quello del libro. E’ superfluo sprecare parole contro questa ipotesi catastrofica. Per fortuna la millenaria longevità del supporto cartaceo è un argomento sufficiente a scongiurarla.
Il consiglio è di scaricare il file, stamparlo, mettersi comodi a letto o sul divano e leggersi queste liriche in tranquillità.
Conclusioni
Beh, ci siamo dilungati un po’ troppo e abbiamo partorito una recensione di dimensioni anacronistiche per gli standard della nostra società dei consumi dove tutto è usa e getta, anche la musica.
Ma se volete puntare sulla qualità anziché sulla quantità, soffermatevi a lungo su queste canzoni di Ferrandini, ne vale la pena.
Ascoltando questi pezzi viene da chiedersi perché il cantautore, giunto alla piena maturità artistica e con nove album all’attivo, non goda ancora della giusta popolarità presso il grande pubblico.
Eppure basterebbe che “Cosa vorresti indietro?” fosse messo in programmazione dalle radio per una settimana. Ma si sa che questo tipo di promozione è difficilmente accessibile senza una major discografica alle spalle.
Eppure crediamo fortemente che prima o poi Maurizio spiccherà il grande balzo, perché un artista di questo calibro non può restare solo un giovane interessante.
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