| |
|
|
Maurizio Ferrandini
Pop Kong (2007)
|

|
E ancora possibile al giorno doggi per un cantautore proporre
qualcosa di nuovo? Per nuovo non ci riferiamo alle pseudo-rivoluzioni
sanremesi, dove si spaccia per sconvolgente innovazione un rap sulla mafia
(argomento già brillantemente affrontato sul palco sanremese sedici
anni prima da Enzo Jannacci con La fotografia, ma in Italia,
si sa, abbiamo la memoria corta).
Una reale novità la avrebbero portata pezzi come Discostante
o Il discografico, ma il presunto rivoluzionario conduttore
si sarebbe guardato bene dal presentare alle masse canzoni come queste.
E del resto parlare di novità al festival di Sanremo è di
per sé una contraddizione.
Maurizio Ferrandini a Sanremo cè nato, probabilmente per
sbaglio. Con il suo ultimo lavoro, Pop Kong, ci ha
regalato qualcosa di diverso e innovativo, un lavoro assolutamente inedito
nel panorama musicale italiano. Pop Kong è qualcosa
di più di una mera sequenza di canzoni. Si tratta di una sorta
di concept album che ci conduce in un lungo viaggio nellestremo
oriente, sulle orme di Marco Polo attraverso un mitico, affascinante e
misterioso Catai. La variegata atmosfera del disco ci porta echi di Cina
e afrori di oriente, fra dragoni, tigri bianche, pagode, vicoli e mille
altri elementi caratterizzanti di una cultura ancora troppo lontana dalla
nostra.
La parola pop del titolo potrebbe indurre per associazione
alla musica leggera, facile e commerciale, ma chi come noi conosce lopera
di Maurizio sa che niente può essere definito leggero
nella sua produzione, e questo lavoro non fa eccezione.
Anche questa volta, come per i dischi precedenti, Ferrandini fa tutto
da solo: testi, musica, arrangiamenti, esecuzione strumentale. E ancora
ci sorprendono le sue straordinarie capacità di one man band.
Allinterno del disco possiamo cogliere i frutti di uninedita
opera di ricerca musicale, che ha portato il cantautore a generare nuove
sonorità orientaleggianti, realmente innovative nel panorama canoro
italiano, includendo persino un canto tradizionale filippino in lingua
madre (!). Con limmenso eclettismo a cui Ferrandini ci ha abituato,
si passa dai ritmi lenti al rock, dalla discomusic al pop, dalla melodia
puramente italiana a quella di sapore asiatico. Il tutto in un perfetto
cocktail di testi forti e profondi e di musicalità che il cantautore
riesce a amalgamare con maestria, dimostrando medesima padronanza dei
vari generi visitati e soprattutto, come scrive nelle note di copertina
lamico e collega Enrico Nascimbeni, che cantò gli assolati
tropici di Maracaibo, in modo mai banale, sempre con estrema originalità
e grande coraggio. E di coraggio ne serve molto per scrivere un pezzo
come Discostante, in cui Maurizio denuncia apertamente
il potere della politica e la sua ingerenza nel mondo delloccupazione
( non ho più un lavoro......sono discostante perché
non voto a sinistra
.. perché non sono di destra).
Sono versi che nessuno ha mai osato scrivere prima dora, perché
frenato dal giustificato timore di essere emarginato dalla società
dei potenti. Chi, come Ferrandini, non se la sente di vendersi alla politica
calpestando le proprie idee e la propria dignità, è destinato
a non veder riconosciuti i suoi diritti e vedere sviliti i propri meriti
professionali. Un altro pezzo estremamente coraggioso è Il
discografico, una veemente denuncia, questa volta contro le
case discografiche che impongono ai cantanti soluzioni commerciali ed
orecchiabili al solo fine di vendere e incassare di più, ignorando
del tutto lispirazione dellartista e pilotandone le scelte
musicali. Un brano che a Sanremo nessuno potrà mai cantare.
Ma non mancano momenti più soft e delicati: i brani più
elegiaci del disco sono Non vivo più, finemente
intimistica, e la sublime Quante volte, che regala
momenti di delicata poesia (e il cielo si può toccare
non solo con l'anima / e il mare lo può specchiare se lo vogliamo
noi) sfiorando tematiche già trattate nel precedente
album, Senso unico.
Lamore per la Cina trova la sua massima espressione in Sorrisi
da Pechino, senza dubbio uno dei pezzi più riusciti dellintero
lavoro, in cui Maurizio esprime il contrasto fra la frenesia della decadente
e corrotta civiltà occidentale e le magiche e affascinanti atmosfere
dellestremo oriente, quel mondo così distante dal nostro
sotto tutti gli aspetti.
Wo ai ni (che in mandarino significa ti amo)
affronta il tema scottante delle catastrofi ambientali che stanno sconvolgendo
il nostro pianeta, purtroppo senza discriminazioni fra ovest e est.
Uno dei pezzi più rock è Sangue ipnotico,
in cui si biasima il comportamento di chi cerca nelle droghe lo strumento
per liberarsi dalla vita stressante in una società a cui non sa
adeguarsi, imboccando la strada sbagliata per riuscire a stare ben
dentro a questo zoo.
E non possiamo non citare Il canto di Hong Kong, un
invito a scoprire le millenarie tradizioni dei popoli asiatici, e a rispettarle
senza imporre la globalizzazione.
Chiude lalbum la splendida China Cola Hotel,
ultimo omaggio al magico oriente cantato in modo così mirabile.
Diceva Artur Schopenhauer: La gloria la si deve acquistare, lonore
invece basta non perderlo.
Ferrandini con questo disco è riuscito a conseguire entrambi gli
obiettivi.
Massimo Di Quirico
Per richiedere il cd scrivi a info@maurizioferrandini.it
Per saperne di più vai al sito ufficiale di Maurizio: www.maurizioferrandini.it
|