Gli scritti di Antonio Pezzullo
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CARLO di BORBONE
L’ultimo grande Re che regnò sul suolo italico
Foto: personali
Premesso che sono un convinto sostenitore della nostra moderna "Repubblica" ma se qualcuno mi chiedesse chi è stato l'ultimo grande re che ha regnato sul suolo italico, non avrei dubbi, sarebbe una risposta secca: Carlo di Borbone!
Oggi, 20 gennaio, si ricorda la nascita di questo grande sovrano illuminato che nel XVIII secolo trasformò il Regno di Napoli e di Sicilia in una delle realtà più avanzate d’Europa. Il suo regno fu un’epoca di prosperità, progresso e giustizia sociale, con una fioritura artistica e culturale eccezionale!
Carlo (Sebastiano) di Borbone nacque nel palazzo reale di Madrid il 20 gennaio 1716. Suo padre era Filippo V Re di Spagna mentre sua madre era Elisabetta Farnese, principessa di Parma e Piacenza, che Filippo aveva sposato in seconde nozze dopo la morte della prima moglie.

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Filippo V di Borbone (a sinistra) e Carlo di Borbone (a destra)
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Quando nacque, Carlo aveva ben poche possibilità di salire sul trono di Spagna poiché era solo terzo nella linea di successione, dato che il padre Filippo nel suo primo matrimonio aveva già avuto due figli maschi, cosicché sua madre Elisabetta si adoperò per dargli una corona in Italia, rivendicando l'eredità dei Farnese, di cui lei era l’ultima erede legittima, nonché quella dei Medici, dalla quale discendeva per un altro ramo familiare.
Elisabetta Farnese, una delle donne più potenti del suo tempo, fu decisiva nella crescita del giovane Carlo. Era una donna colta, intelligente, che allevò il figlio modo severo e religioso. Nonostante ciò, Carlo aveva conservato un carattere allegro che lo rendeva simpatico a tutti. Seguiva sempre i consigli di sua madre, che lo portarono nel 1732 a diventare duca di Parma e Piacenza e due anni dopo a conquistare il regno di Napoli e la Sicilia, togliendoli agli austriaci, approfittando di un grosso conflitto europeo, la guerra di successione polacca.

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Elisabetta Farnese
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Il 10 maggio 1734, appena diciottenne, Carlo entrò trionfante nella città di Napoli rendendola capitale di uno Stato che, dopo la lunga dominazione spagnola, era tornato ad essere sovrano e indipendente, che sarà prosperoso e regalerà al mondo intero grandissimi capolavori.
Nel 1737, la potente madre combinò anche il matrimonio tra Carlo e Maria Amalia di Sassonia, nipote dell’imperatore Giuseppe I, un’unione che, nonostante fosse stata decisa per ragioni politiche, divenne solida e felice come il nuovo regno napoletano di Carlo, che si circondò di uomini di governo molto capaci come l’illuminista Bernardo Tanucci, il suo primo ministro.
A Palermo il sovrano fu incoronato come Carlo III di Sicilia, a Napoli avrebbe dovuto essere re con l’appellativo di Carlo VII di Napoli, tuttavia egli rifiutò quella numerazione optando per un semplice “Carlo” senza alcuna numerazione, per sottolineare il fatto di essere Re di uno stato indipendente, mentre non poteva dirsi altrettanto coi precedenti sovrani.
Carlo si innamorò a prima vista della sua capitale e del suo popolo, che ricambiava quell’amore, tanto che imparò la lingua napoletana per diventare egli stesso napoletano, in modo da comprendere ed essere vicino alla sua gente.
Tra i primi atti di governo di Carlo ci fu la tassazione dei beni ecclesiastici, i quali, poiché erano numerosissimi grazie a speciali privilegi del passato, permisero di triplicare le entrate del Regno.
Sotto il suo governo, la Sicilia divenne un modello agricolo e industriale, con la coltivazione dei gelsi, la produzione della seta e lo sviluppo della pastorizia, attività che fecero scuola in tutta Europa. I cantieri navali rifiorirono, dando nuovo impulso al commercio e alla flotta mercantile, mentre l’istruzione pubblica fu resa accessibile a tutti, indipendentemente dalla classe sociale o dalla vocazione ecclesiastica. Fondò la Real fabbrica porcellane di Capodimonte, una manifattura che ancora oggi è conosciuta in tutto il mondo.

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Selfie con il grande Re Carlo di Borbone
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Carlo non si limitò a migliorare l’economia: promosse la sanità pubblica con riforme all’avanguardia, come la regolamentazione del taglio cesareo. Favorendo il ritorno degli ebrei in Sicilia e a Napoli, segnò una svolta di apertura e tolleranza rara per l’epoca. Fu un re che comprese il valore della convivenza e del progresso, lasciando un’eredità che ancora oggi appare lungimirante.
Il segno più grande che ha lasciato Carlo nella storia italiana è stato però di natura artistica ed architettonica: Re mecenate, amante dell’arte, chiamò alla sua corte i più grandi architetti del suo tempo per i suoi grandiosi progetti di sviluppo e modernità del regno.
Iniziò sistematicamente gli scavi di Pompei, Ercolano e Stabia raccogliendo così i suoi primi tesori antichi che sarebbero poi confluiti nel Museo archeologico nazionale (attuale MANN), arricchì la sua capitale di splendide dimore reali come la Reggia di Portici e la Reggia di Capodimonte, quest’ultima fatta costruire per la conservazione e la custodia della sua personale collezione d’arte antica, la celebre “collezione farnese”. Per rivaleggiare con quella di Versailles, pose la prima pietra per la costruzione della maestosa Reggia di Caserta, affidata al grande architetto Luigi Vanvitelli, con la contestuale costruzione dello spettacolare Acquedotto Carolino.
Fece rinnovare ed ampliare l’esistente Palazzo Reale di Napoli e creò il cosiddetto il Foro Carolino (oggi Piazza Dante) sempre ad opera del Vanvitelli, senza dimenticare la fondazione dell’Accademia di Belle Arti di Napoli.
Lasciò un segno profondo anche in campo musicale, fondando il primo teatro lirico al mondo, il prestigioso Real Teatro di San Carlo.

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Real Teatro San Carlo - Napoli
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Durante il suo regno fece anche opere di grande importanza sociale come un primo Albergo dei poveri a Palermo e poi l’imponente Real Albergo dei poveri a Napoli (a cura dell’architetto Ferdinando Fuga), per accogliere nelle due più grandi città i senza tetto del suo regno.
Nel 1759 Carlo fu costretto, suo malgrado per eredità dinastica, a coprire il trono di Spagna rimasto vacante, dove prese il nome di Carlo III. Nonostante ciò, decise di lasciare a Napoli il suo favoloso patrimonio artistico (la celeberrima “Collezione Farnese”), che era d’origine "personale" perché ereditato dalla madre Elisabetta Farnese, ultima discendente della nobile famiglia che aveva "dato" regine, condottieri, cardinali e papi.

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Il celebre “Atlante Farnese”, uno dei tesori della collezione – Napoli, Museo archeologico nazionale.
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La leggenda narra che, prima di partire per Madrid e lasciare il regno di Napoli al figlio Ferdinando, Carlo si levò dal dito un antico anello regale ritrovato negli scavi di Pompei (a cui era particolarmente affezionato) e lo restituì a quella collettività perché, a suo dire, esso apparteneva all'antico popolo di quella terra.
Insomma, questo grande Re ci ha consegnato un lascito così grandioso che, ancora oggi, il mondo intero ce lo invidia.
Carlo di Borbone: un grande della nostra storia che non è mai stato degnamente celebrato...
Antonio Pezzullo
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