Gli scritti di Antonio Pezzullo
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GALLERIA DELL’ACCADEMIA - FIRENZE
Foto: personali
La Galleria dell’Accademia di Firenze, situata proprio accanto all’Accademia delle belle arti, accoglie una delle sculture più famose al mondo, il David di Michelangelo, ma espone anche una vasta collezione di capolavori pittorici, sculture e strumenti musicali.

Anche se la galleria presenta il vanto di esporre il maggior numero di sculture di Michelangelo al mondo e la sola presenza del David polarizza gran parte delle attenzioni dei numerosissimi visitatori, non bisogna però trascurare gli altri grandi capolavori presenti, che ben meritano una visita accurata.
Giambologna
Il ratto delle sabine (1582) - modello in terra cruda
Il gruppo scultoreo è alto 4,10 metri e rappresenta un giovane che solleva sopra la sua testa una fanciulla, mentre fra le gambe del giovane è bloccato un vecchio che si dispera; per questo motivo, la statua è anche nota come le tre età dell'uomo.
La scultura presente nella Galleria è il modello “in terra cruda” col quale l’artista lavorò per scolpire la statua in marmo che è collocata nella loggia dei Lanzi in Piazza della Signoria.
Il fiammingo Jean de Boulogne, italianizzato in Giambologna, era lo scultore ufficiale dei Medici ed è ritenuto uno dei maestri del Manierismo. La scultura è una delle prime statue che presenta punti di vista “multipli”, ciò invita lo spettatore a crearsi un percorso a spirale per osservare l'opera da tutte le molteplici angolazioni significative.

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Il ratto delle Sabine
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Ghirlandaio
San Giacomo, San Stefano e San Pietro (1495) – olio su tavola 222x222 cm
Questa grande tavola è composta come un ideale trittico, secondo una tradizione iconografica del primo Quattrocento fiorentino, dove dietro ciascun santo si trova una nicchia che lo inquadra, come se fosse una monumentale statua vivente che emerge dalla penombra.
La composizione ordinata è però ravvivata dalla vivacità dei colori e dalla ricchezza decorativa, sia nell'architettura che nelle sontuose vesti dei santi.
Da sinistra si vede Giacomo il maggiore (Jacopo) col bastone del pellegrino, al centro c’è Stefano con la dalmatica (lunga tunica cerimoniale), mentre Pietro è a sinistra con le tradizionali chiavi in mano.
Domenico Bigordi, detto il Ghirlandaio, è stato uno dei grandi protagonisti del Rinascimento al servizio della corte fiorentina di Lorenzo de’ Medici, detto il Magnifico.
Quest’ultimo, uomo politico abile ed intelligente, legò il suo nome al periodo di massimo splendore del Rinascimento fiorentino, di cui fu uno dei grandi promotori. Dai sovrani stranieri era considerato come un re, questo per dare solo un’idea del suo enorme prestigio.

Lorenzo il Magnifico si circondò di numerosi intellettuali e di grandi artisti quali, solo per citarne qualcuno, Botticelli, Ghirlandaio ed il giovane Michelangelo, che peraltro lavorò agli inizi della sua carriera proprio nella bottega del Ghirlandaio.
Botticelli
Madonna col bambino, San Giovannino e due angeli (1468-70)
tempera su tavola - 85x62 cm
La Madonna è seduta su un trono e tiene in braccio il Bambino, che è raffigurato bello robusto e tende teneramente le mani per abbracciarla, aiutata da un angelo che, rivolto lo sguardo verso Maria, tiene con la destra la schiena del pargolo.

Il secondo angelo guarda invece intensamente verso lo spettatore: in gergo viene chiamato il "Festaiuolo", cioè ha il ruolo di contatto col pubblico, come il personaggio del teatro rinascimentale che spiegava le scene agli spettatori.
Dietro infine, sulla destra, si trova un giovane San Giovanni Battista, già con i caratteri tradizionali d’eremita nel deserto (pelliccia di cammello e asta con la croce).
Questo schema rappresentativo era molto di moda al suo tempo e Botticelli riprende, soprattutto nella figura di Maria, lo stesso di un altro suo celebre dipinto che oggi si trova nel Museo di Capodimonte a Napoli (Madonna col bambino e due angeli).
Botticelli o Filippino Lippi
Madonna del mare (1477) – olio su tavola 60x49 cm
Ancora oggi gli studiosi non hanno la certezza della paternità del dipinto, dato che esso presenta alcune ridipinture che impediscono una corretta valutazione dell'opera che è magnifica.

Il nome del dipinto è dovuto al paesaggio marino vedibile sullo sfondo attraverso una finestra.
La Madonna tiene in grembo il Bambino con il tipico velo trasparente (nello stile di Botticelli) ed indossa un manto azzurro con una stella ricamata sulla spalla, al di sopra della veste rossa.
Il Bambino tiene in mano un melograno aperto da cui ha staccato alcuni chicchi, che gli cadono dalla mano sinistra. Il dipinto presenta anche la linearità dello stile di Filippino Lippi per cui è molto difficile attribuire l’opera ad uno dei due artisti in maniera esclusiva.
Filippino Lippi e Perugino
Deposizione (1504-07) – olio su tavola 334x225 cm
Quest’opera, chiamata anche Polittico dell’Annunziata, fu eseguita da Filippino Lippi nella parte alta del dipinto: le linee sinuose ed i nastri svolazzanti che legano le scale alla Croce sono sue caratteristiche ricorrenti, mentre il corpo di Cristo, lasciato a metà dopo la sua morte, venne completato nel viso e nel volto dal Perugino. A quest’ultimo spetta inoltre tutta la parte inferiore, coi santi dal tipico aspetto composto e sognante, modellati morbidamente dal colore corposo, sullo sfondo di un paesaggio che degrada tonalmente in lontananza.

Ai piedi della croce troviamo Maria che, sconvolta dal dolore, è sorretta dalle pie donne, mentre la Maddalena prega in ginocchio ai piedi della croce e Giovanni allarga le braccia.
Michelangelo
David (1501-04) – statua in marmo di Carrara h. 520 cm
Quest’opera è unanimemente considerata uno dei più grandi capolavori della scultura mondiale. Molti lo ritengono l'oggetto artistico più bello mai creato dall'uomo!

La statua del David è uno degli emblemi del Rinascimento nonché simbolo di Firenze e dell'Italia. L’opera fu realizzata da Michelangelo Buonarroti, uno dei geni più grandi del Rinascimento, da un unico grande blocco di marmo bianco di Carrara. Ritrae l'eroe biblico nel momento in cui si appresta ad affrontare Golia, dove si nota che David nella mano destra ha già il sasso che avrebbe cambiato la storia del suo popolo. La scultura originariamente fu collocata in Piazza della Signoria, come simbolo della Repubblica fiorentina vittoriosa contro i nemici. Nel 1872, viste le condizioni precarie di conservazione dovute al fatto che l’opera era esposta alle intemperie, fu deciso il ricovero della statua nella Galleria dell'Accademia. Infine nel 1910 venne collocata in Piazza della Signoria una copia della statua, realizzata dallo scultore Luigi Arrighetti, vincitore di un apposito concorso indetto per la sua realizzazione. Sembra superfluo sottolineare che il David di Michelangelo vale da solo il viaggio!
Altre Statue di Michelangelo
Oltra al celebre David, nella Galleria ci sono altre statue di Michelangelo, al punto che è il luogo al mondo che contiene più statue del grande artista! Riporto qui ad esempio queste tre sculture che, seppur opere incomplete, sono esempi mirabili.
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Pietà, già nella Cappella

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Barberini di Palestrina

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Le due statue incompiute di “Prigione” previste nella tomba del Papa Giulio II a Roma
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Taddeo Gaddi
Storie di Cristo e di San Francesco (1340) - tempera e oro su tavola
Questa straordinaria e complessa opera, formata da una lunetta (suddivisa in due parti da 67x76) e 26 formelle (ciascuna 35x30 cm), probabilmente decoravano un grande armadio, che doveva contenere reliquie preziose, situato nella sagrestia della Basilica di S. Croce a Firenze. La lunetta raffigura l’Annunciazione e l’Ascensione di Cristo mentre le formelle raffigurano le Storie di Gesù e San Francesco secondo uno svolgimento parallelo: non bisogna dimenticare che la Basilica di Santa Croce è una grande chiesa francescana e quest’ultimi hanno sempre evidenziato le molteplici analogie tra la vita di Cristo e quella del poverello di Assisi. Non a caso, la scena delle Stimmate di San Francesco corrispondeva al momento della Crocifissione di Cristo, come si può vedere anche nella foto sottostante.

Quest’opera fu eseguita da Taddeo Gaddi, un pittore fiorentino del Trecento allievo di Giotto.
Nell’iconografia di quest’opera, s’ispirò alle Storie di Cristo dipinte dal suo maestro nella Cappella degli Scrovegni a Padova mentre per le Storie di San Francesco il riferimento fu il ciclo pittorico di Giotto ad Assisi. L’artista aderisce pienamente al nuovo linguaggio figurativo del suo maestro anche se questo stile viene ravvivato da una certa originalità e autonomia espressiva.
Dalla foto si evincono degli spazi vuoti nella successione delle formelle, questo perché 4 di queste, sul totale di 26, furono trafugate ed immesse nell’Ottocento sul mercato dell’antiquariato: sono ora conservate tra i musei di Monaco di Baviera e di Berlino.
Quest’opera mi ha particolarmente colpito per la sua complessità e bellezza: l’arte italiana non finisce mai di stupire, si possono trovare degli autentici capolavori anche senza scomodare i grandissimi artisti della nostra storia come Giotto, Leonardo, Michelangelo, Tiziano, Raffaello, Caravaggio, ecc. ecc.

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Storie di Cristo: Ultima cena e Crocifissione
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Storie di San Francesco: Innocenzo III approva la Regola e Francesco predica a Onorio III
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Lunetta: Assunzione ed Annunciazione di Cristo
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Giotto
Testa di Pastore (1315-25) - frammento di affresco 250x135 cm
La scena qui rappresentata è inserita in una lunetta che a sua volta doveva far parte della scena di Gioacchino tra i pastori. La testa di pastore è un pezzo di affresco staccato, attribuito al grande pittore fiorentino, che proviene dalla cappella maggiore della Badia fiorentina. Esso raffigura un giovane pastore di profilo, con un cappuccio in testa e la bisacca a tracolla nello sfondo di un intenso cielo azzurro.
È il miglior frammento rinvenuto dell’affresco e secondo la critica moderna la figura del pastore va attribuita alla mano di Giotto per la grande qualità pittorica.

Lorenzo Monaco
Orazione di Cristo nell’orto (1400) - tempera su tavola 190x109 cm
Concludo l’esposizione delle opere che più mi sono piaciute nella Galleria con questa maestosa tavola di Piero di Giovanni, in arte Lorenzo Monaco, un pittore trecentesco nato a Siena e divenuto monaco, da qui il suo nome d’arte.
Lorenzo Monaco è ritenuto l’ultimo esponente importante dello stile giottesco.
Nelle numerose tavole a fondo oro da lui realizzate, il suo stile è caratterizzato dalla presenza di figure allungate con gesti accennati, le linee sinuose in uno spazio ristretto, i colori brillanti e ricchissimi di oro e blu. Quasi del tutto assenti sono invece le caratteristiche naturalistiche e profane, l’artista privilegia immagini idealizzate dall’accentuato valore spirituale, distaccate perciò dalla realtà.

Questa bellissima Orazione nell'Orto, uno dei gioielli meno noti della Galleria dell'Accademia di Firenze, ne è la perfetta dimostrazione.
Antonio Pezzullo
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