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Massimo Di Quirico

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Gli articoli di
Antonio Pezzullo



L'Ecce Homo di Antonello da Messina finalmente ritorna a casa!

Foto: Antonio Pezzullo


In un momento in cui dominano le cattive notizie, una buona notizia è più che gradita!
Ha fatto molto parlare lo sforzo, organizzativo e soprattutto economico, dello Stato italiano per far rientrare nel nostro patrimonio artistico quest’opera d’arte straordinaria. Molti hanno obiettato che investire tanti milioni di euro in un’opera d’arte non era proprio il caso, visto i tanti problemi del paese. Se è vero che quei soldi si potevano investire per migliorare ad es. i servizi collettivi del paese (penso alla sanità), è altrettanto vero che, anche se tanti, comunque quei milioni sarebbero stati una goccia nel mare dei nostri problemi. E poi, come si dice spesso, i soldi vanno e vengono: i finanziamenti per investimenti importanti prima o poi si possono sempre trovare.
Invece, un’opera d’arte straordinaria, che richiama la nostra storia culturale e l'identità cristiana, se non l’acquisisci al momento opportuno, la perderai per sempre, visto l’immensa domanda e concorrenza che arriva dall’estero.
Per cui, da italiano, sono estremamente felice che questo capolavoro faccia ora parte del nostro patrimonio artistico nazionale, fruibile da tutti noi.

Come per il grandioso Ritratto di Monsignor Maffeo Barberini del Caravaggio (altra recente e straordinaria operazione d'acquisizione pubblica), non potevo mancare l’appuntamento con questo piccolo-grande capolavoro, che sarà sistemato definitivamente a L'Aquila, capitale italiana della cultura 2026.






Prima però, l'Ecce Homo è stato così esposto in anteprima mondiale a Roma, nel periodo della Pasqua 2026, nello splendido scenario del Palazzo della Minerva, nella sala capitolare del Senato della Repubblica italiana.
Il dipinto presenta dimensioni estremamente ridotte (cm 20,3×14,9), da qui si presume che fosse destinato alla cosiddetta “devozione privata”. È plausibile che il proprietario lo portasse con sé in un piccolo contenitore (magari di stoffa) per rivolgere le proprie preghiere sia al Cristo sofferente, sia a San Girolamo penitente: infatti la peculiarità di questa preziosa tavoletta è che essa è dipinta da entrambi i lati! Si stima che l'autore l'abbia creata verso il 1465.




Da un lato c’è un bellissimo “Ecce Homo”, ossia il Cristo sofferente con gli occhi lucidi e la bocca socchiusa, che ricorda il momento in cui Pilato pronuncia queste parole (Ecco l'uomo) per mostrarlo e sottoporlo, da un parapetto, al giudizio del popolo giudaico. Sotto il parapetto si nota la scritta INRI (dal latino: Gesù nazareno re dei Giudei). La figura del Cristo sofferente è uno strumento meditativo capace di instaurare con l’osservatore un rapporto di immedesimazione emotiva che trascende il semplice atto contemplativo.

Dall’altro lato c’è "San Girolamo", il monaco cristiano noto per aver tradotto la bibbia in latino (la Vulgata) dall’originale lingua ebraica, che qui è raffigurato come un eremita penitente in un paesaggio desertico in primo piano, anche se sullo sfondo in lontananza si nota un bellissimo paesaggio lacustre.
La forte usura dell’immagine di San Girolamo testimonia una devozione intensa: probabilmente la figura del Santo veniva ripetutamente baciata durante gli atti devozionali. In ultima analisi, il fedele finalizzava a modellare la propria vita sull’esempio di Cristo e di San Girolamo.

Vista dal vivo, l’opera è davvero bellissima ed emozionante, non ti lascia indifferente.
È proprio vero: la bellezza salverà il mondo. Bentornato a casa Antonello!

Antonio Pezzullo